Gli Amici dell’Arte inaugurano il 2026 nel segno del mostruoso

La “fenomenologia del mostro” apre il nuovo anno di attività dell’associazione polesana

Micol Andreasi e Giorgio Lazzarini

ROVIGO – Il mostruoso nell’arte è il tema scelto per la prima conviviale dell’Associazione polesana Amici dell’Arte, che si è svolta nei giorni scorsi presso l’hotel Cristallo. Dopo la piacevole condivisione della cena, durante la quale il presidente Giorgio Lazzarini ha reso noto il ricco programma di appuntamenti con esperti e studiosi, visite guidate a mostre temporanee e uscite anche di più giorni per scoprire monumenti e città, a prendere la parola sono state le immagini di mostri, streghe, creature deformi, scheletri e fantasmi che abitano pagine importanti della storia dell’arte e da sempre l’immaginario degli uomini intenti a dare forma alle loro paure e angosce più profonde.

Partendo dal duomo di Modena, capolavoro romanico che ha visto all’opera due superstar del tempo come Lanfranco e Wiligelmo, attraverso le allegorie di Botticelli, la testa della Medusa di Caravaggio, ma anche i disegni del bolognese Ulisse Aldrovandi, autore all’inizio del 1600 dell’Historia Mostrorum, le incisioni di Dürer e di Goya, l’incubo di Füssli, fino ad arrivare all’espressionismo del belga James Ensor e all’opera grafica del genio californiano Tim Burton, la relatrice Micol Andreasi ha accompagnato i presenti in un viaggio affascinante nella fenomenologia del mostro.

Docente di Lettere alla scuola superiore, autrice della rubrica Start (storia territorio e arte) su Radiokappa, specialista in Storia dell’arte, nell’introduzione al suo intervento la relatrice ha citato il foglio numero 43 dei Capricci di Francisco Goya, ponendo provocatoriamente ai presenti la domanda: «È il sonno della ragione a generare mostri o è, invece, il sogno della ragione a generarli?». Sueño, infatti, in lingua spagnola può significare sia sonno che sogno. «Scegliere l’una o l’altra traduzione – ha spiegato – potrebbe cambiare l’interpretazione dell’incisione conservata alla Biblioteca Nazionale di Madrid».

Nell’opera un intellettuale si lascia cadere sul suo tavolo da studio abbandonando la matita e la carta. Dietro di lui prendono forma pipistrelli, civette e una lince: animali notturni che non amano la luce e da sempre letti come simboli del male. «Se sueño fosse sonno – ha precisato la relatrice – allora i mostri generati corrisponderebbero alla superstizione, alle brutture che l’ignoranza porta sempre con sé. Ma se fosse invece sogno della ragione, quei mostri in forma di animali notturni corrisponderebbero all’intolleranza e alla crudeltà che si scatenano quando persino la facoltà immaginativa o il sogno cedono allo strapotere della ragione che rifiuta ogni possibilità alternativa a se stessa, ogni possibilità di critica».

Partendo da questa provocazione la relatrice ha condotto il suo pubblico a leggere come le rappresentazioni dei mostri nei secoli si siano modificate e con esse la loro funzione: da strumenti di educazione religiosa, ad allegorie di vizi e virtù, a manifestazioni di ciò che è occulto e fuori dal controllo dell’uomo, fino a diventare espressione di una condizione esistenziale.

Le creature mostruose di Tim Burton condividono con le altre la deformità dei tratti, la condizione di ibridi o di creature al limite tra il mondo dei morti e quello dei vivi, ma rivendicano il diritto di essere amate, smascherando – in una sorta di rovesciamento di senso – la mostruosità di chi invece dovrebbe essere certamente normale.

Il viaggio nella fenomenologia del mostro si è concluso tra gli applausi, l’entusiasmo dei soci e la soddisfazione del presidente Giorgio Lazzarini, pronto ad un altro anno di attività.