“Dall’Alto” per vedere una città e un Polesine inusuale

Nella sala della Pescheria Nuova di Rovigo, dal 29 ottobre al 4 novembre, il viaggio inusuale lungo le vie d’acqua, nel paesaggio attraverso immagini, conversazioni e visite guidate

Raffaele Peretto, presidente del Cpssae, nella sala della Pescheria Nuova

ROVIGO – “Dall’Alto: viaggio nel paesaggioè la mostra allestita nella sala “Alberto Brigo della Pescheria Nuova, inaugurata martedì 29 ottobre e che resterà aperta fino al prossimo lunedì 4 novembre.

L’iniziativa è promossa dall’associazione culturale TeraDaMar, in collaborazione con Aviosuperficie Stella di Fiesso Umbertiano (Ro) e i Comuni di Fratta Polesine, Pincara e Polesella, ed è patrocinata dal Comune di Rovigo – Assessorato alla Cultura, nell’ambito del calendario dell’Ottobre Rodigino.

«Nell’anno del turismo lento, accanto all’attenzione per l’ambiente, particolare riguardo è riservato alla scoperta del territorio e alla sua valorizzazione ha spiegato Rossella Ruzza, presidente dell’Associazione TeraDaMar Immergersi lentamente nel territorio, significa poterne cogliere le mille sfaccettature e le sue particolarità. Spesso la potenzialità non viene colta ed è necessario semplicemente svelarla. Con l’iniziativa “Dall’Alto” lo scopo è proporre la città di Rovigo e alcuni dei principali centri del Polesine in modo inusuale, dando vita ad un’esperienza che può fare sì che i luoghi conosciuti della vita quotidiana possano trasmettere emozioni e sensazioni diverse e speciali».

 

Il principale obiettivo del progetto è “Prendere per mano”, attraverso visite guidate e una mostra multimediale, coloro che frettolosamente vivono la città di Rovigo e il Polesine, offrendo loro l’opportunità di soffermarsi e riconoscere, attraverso il cambiamento del punto di vista e della prospettiva di analisi, i suoi mutamenti.

Il programma ha compreso una serie di iniziative tra le quali: l’installazione multimediale a cura di Gianluca Barbi e Stefano Giraldo in Pescheria Nuova, visitabile fino al 4 novembre, e l’interessante incontro di mercoledì 30 ottobre che ha visto Raffaele Peretto, presidente del Cpssae, relazionare sul tema “Lungo vie d’acqua”.

Peretto, nel corso del suo intervento, ha spiegato che Rovigo sorge lungo una via d’acqua, oggi Corso del Popolo, dove in passato scorreva l’Adigetto, un fiume che ha subito varie modifiche. Il corso d’acqua ha attraversato la città fino al 1937; limitatamente al tratto urbano, in seguito, è stato deviato ad ovest e interrato per la realizzazione del Corso del Popolo. In alcuni punti della città, oggi, si nota un notevole dislivello tra la strada e il terreno circostante, si tratta di un paleoalveo fluviale. Ancor più marcato, visto dall’alto, si vede il percorso dell’Adigetto dove le strade sono rilevate per un’azione naturale dello stesso fiume, a differenza delle strade odierne dove è l’uomo che interviene a costruirle, per sicurezza, più alte del terreno circostante.

A seguire, Raffaele Peretto ha evidenziato come, sia per l’Adigetto e sia per il Po, sono ancora individuabili nella distribuzione delle vie cittadine i segni degli argini e delle ultime fasi di attività dei due paleoalvei. Gli scavi di via Brunetti a Rovigo, vicino alla Rotonda (1994) e per il sottopasso di via Forlanini a sud della città (2004) hanno messo in luce le sequenze stratigrafiche sabbiose del paleoalveo padano più settentrionale.

Il presidente del Cpssae, continuando nella sua approfondita spiegazione, a commento delle tante e bellissime foto esposte nella sala, ha commentato: «Tutte le vecchie strade presentano un percorso curvilineo poiché, in passato, seguivano il percorso del fiume, dall’alto la visione della città è subito chiara!».

Raffaele Peretto ha infine chiuso la sua relazione, emozionando il pubblico presente, con la citazione di alcuni testi poetici di autori locali. Particolarmente significativo e bello il richiamo al poeta Livio Rizzi: «L’è ‘na çità Rovigo dove ancora par le strade se sente la campagna; odor de tera, odore d’erba spagna che te buta i pensieri ala malora. Çità senza pretese: muta, chieta çità fata par gente come mi che ga da lavorare tuto el dì e che ‘l so mondo xe la so caseta. Gente bona; un fià rustega ma s-cieta …»