ROVIGO – Un primo violoncello dei Berliner Philharmoniker, alcuni dei più interessanti giovani talenti della scena musicale, masterclass, contaminazioni con jazz e poesia e un gran finale affidato a otto violoncelli. Rovigo torna a essere “città del violoncello” con la XIII edizione di Rovigo Cello City, il festival organizzato dall’Associazione Musicale “Francesco Venezze”, che dal 30 agosto al 6 settembre porterà la musica in alcuni dei luoghi più suggestivi del capoluogo polesano.
La nuova edizione è stata presentata martedì 25 agosto nel Salone d’Onore di Palazzo Nodari, alla presenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo Erika De Luca e della presidente dell’Associazione Musicale “Francesco Venezze” Nicoletta Confalone.
«Rovigo Cello City ha la capacità di unire la qualità della proposta musicale alla valorizzazione dei luoghi della nostra città – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Erika De Luca – I concerti diventano così anche un’occasione per scoprire e vivere spazi significativi come la Rotonda, la Chiesa del Cristo e l’Auditorium Marco Tamburini, creando un dialogo tra musica, arte, cultura e territorio. Particolarmente importante è inoltre la scelta di mantenere libero l’ingresso agli appuntamenti, rendendo il festival accessibile a tutti e favorendo una partecipazione sempre più ampia».
«La capacità di iniziative come Rovigo Cello City di coniugare qualità artistica, formazione e valorizzazione del territorio è un aspetto a cui la Regione del Veneto guarda con grande attenzione e interesse – ha sottolineato l’assessore regionale alla Cultura Valeria Mantovan nel messaggio letto dalla presidente Confalone – La cultura rappresenta infatti un importante strumento di crescita per le persone e per le comunità, oltre che un volano per rendere i nostri territori sempre più attrattivi e aperti al dialogo anche con le realtà culturali internazionali».
Arrivato alla tredicesima edizione, Rovigo Cello City è uno dei pochi festival italiani interamente dedicati al violoncello e ha costruito negli anni la propria identità mettendo insieme attività concertistica e formazione.
Le sue radici affondano nella tradizione del Conservatorio di Rovigo, dove per oltre quarant’anni il maestro Luca Simoncini, tra i più illustri allievi di Franco Rossi, ha formato generazioni di violoncellisti provenienti da tutta Italia.
Da questa eredità e dall’intuizione del maestro Luigi Puxeddu, a sua volta allievo di Simoncini, è nato nel 2014 un festival che ha progressivamente conquistato una propria dimensione nel panorama musicale nazionale e internazionale.
«Rovigo Cello City in 13 anni ha saputo conquistare la stima degli addetti ai lavori e insieme l’interesse di tutta la città, diventando un evento atteso e apprezzato anche da chi non ha particolari interessi musicali», sottolinea la presidente Nicoletta Confalone.
Un riconoscimento che, secondo Confalone, arriva ormai anche dagli stessi protagonisti invitati: «È motivo d’orgoglio scoprire che puntualmente i violoncellisti di fama internazionale, che contattiamo per la prima volta, già conoscono il festival e fanno di tutto pur di trovare la data giusta per assicurare una loro partecipazione».
Il nome di punta dell’edizione 2026 sarà Ludwig Quandt, da oltre trent’anni primo violoncello dei Berliner Philharmoniker, che arriverà per la prima volta a Rovigo.
Sarà proprio Quandt a inaugurare il festival domenica 30 agosto, interpretando il Concerto di Schumann insieme all’Orchestra Regionale Giovanile Filarmonia Veneta, diretta da Elisabetta Maschio.
Il musicista tedesco sarà inoltre protagonista di una masterclass, occasione particolarmente significativa considerato che Quandt insegna solo raramente in Italia. L’interesse suscitato è stato tale che, come spiegato dalla presidente dell’Associazione Venezze, per partecipare alla masterclass si è già formata una lista d’attesa.
La formazione rimane infatti uno dei pilastri di Rovigo Cello City. «È confortante vedere che talentuosi allievi e giovani concertisti già in carriera, provenienti da tutta Italia, si iscrivono numerosi alle brevi ma intense master class tenute dai concertisti ospiti», osserva ancora Confalone.
Nel doppio ruolo di concertisti e docenti arriveranno anche Miriam Prandi e Luca Magariello.
Prandi sarà protagonista il 3 settembre di un concerto in duo con la pianista Gloria Campaner, mentre il giorno successivo, 4 settembre, sarà la volta di Luca Magariello insieme alla pianista Cecilia Novarino. Entrambi terranno inoltre una masterclass rivolta ai giovani violoncellisti.
Il cartellone conferma proprio l’attenzione verso le nuove generazioni con la presenza di Thomas Prechal, vincitore del Cello Biennale Amsterdam 2024, Marina Pavani, Daniele Martinelli, vincitore del Premio Venezia 2025, e Kiara Kilianska.
Ai giovani è dedicata anche la borsa di studio intitolata a Luca Simoncini, messa a disposizione ogni anno dalla famiglia del maestro e destinata all’allievo giudicato più promettente delle tre masterclass.
Un impegno che negli anni ha permesso al festival di intercettare musicisti destinati successivamente ad affermarsi sulla scena internazionale.
Tra gli esempi ricordati da Nicoletta Confalone c’è Ettore Pagano, recentemente vincitore del prestigioso Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles e già conosciuto dal pubblico rodigino. «Il pubblico rodigino conosceva già bene Pagano, essendo stato nostro ospite la prima volta da giovanissimo per un recital solistico, e poi l’anno scorso per un nuovo, strepitoso concerto ed una master class», ricorda la presidente.

Rovigo Cello City continuerà anche a esplorare territori musicali meno convenzionali.
Tra gli appuntamenti più originali figura “Nubes”, in programma il 5 settembre in collaborazione con il Festival pianistico Bartolomeo Cristofori. Protagonisti saranno Francesco Dillon e Alessandro Lanzoni, impegnati in un incontro musicale tra classica, jazz e improvvisazione.
Il programma prevede inoltre una serata nella quale Bach incontrerà la poesia, nata dalla collaborazione con Marco Munaro e la casa editrice Il Ponte del Sale.
Il 6 settembre arriverà infine il gran finale con l’ottetto di violoncelli “Cello’s Quartier”, guidato da Walter Vestidello e con la partecipazione del soprano Fabiana Visentin. Il programma attraverserà mondi musicali differenti, spaziando da Vivaldi alla canzone napoletana.
Anche quest’anno il festival uscirà dagli spazi tradizionalmente destinati ai concerti per incontrare alcuni dei luoghi simbolo di Rovigo. Gli appuntamenti coinvolgeranno il Tempio della Beata Vergine del Soccorso, la Rotonda, la Chiesa del Cristo e l’Auditorium Marco Tamburini, costruendo un percorso nel quale musica, arte e patrimonio cittadino diventano parti della stessa esperienza.
Tornerà anche una delle iniziative più curiose associate alla manifestazione: il gelato “al gusto violoncello”, creato dalla Gelateria Godot e offerto gratuitamente a chi pronuncerà la parola d’ordine “La Re Sol Do”, le quattro corde a vuoto dello strumento.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito. Chi desidera avere la certezza del posto potrà però effettuare una prenotazione, fino a esaurimento della disponibilità, al costo di 5 euro per i soci dell’Associazione Venezze e 10 euro per i non soci.
Le prenotazioni sono aperte dalle ore 10 di domenica 23 agosto e si chiudono un’ora prima di ciascun evento. Per i soci dell’Associazione Venezze è stata prevista la possibilità di esercitare il diritto di prelazione dalle ore 10 di sabato 22 agosto.
Ad organizzare Rovigo Cello City è l’Associazione Musicale “Francesco Venezze”, presente da 104 anni sul territorio nella promozione dell’attività musicale.
Il festival è realizzato con il sostegno di Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Banca del Monte di Rovigo, Banca Adria Colli Euganei, Avis Rovigo e Fondazione Irsap, in collaborazione con il Conservatorio di Musica di Rovigo e Musincantus e con il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Rovigo.
Dal 30 agosto al 6 settembre, dunque, violoncellisti affermati e giovani interpreti torneranno a incontrarsi in una città che proprio attorno a questo strumento ha costruito nel tempo una scuola, una tradizione musicale e, da tredici edizioni, un festival capace di farle conoscere ben oltre i confini del Polesine.


































