VENEZIA – Sono quasi 315mila i veneti in condizioni di povertà energetica, pari a circa 140mila famiglie che faticano a sostenere le spese per luce e riscaldamento. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA su dati Istat e OIPE, che fotografa una situazione in peggioramento anche alla luce dei recenti rincari energetici.
In Veneto l’incidenza del fenomeno si attesta al 6,5% delle famiglie, un dato inferiore rispetto alla media nazionale del 9,1%, ma comunque significativo. Le difficoltà maggiori si concentrano nel Sud Italia, con picchi in Puglia, Calabria e Molise, dove la quota di famiglie coinvolte raggiunge livelli ben più elevati.
La povertà energetica si manifesta quando le famiglie non riescono a sostenere i costi per servizi essenziali come riscaldamento, illuminazione o utilizzo degli elettrodomestici, oppure quando il peso delle bollette sul reddito supera livelli considerati sostenibili. In molti casi, il disagio si traduce in scelte forzate, come limitare il riscaldamento in inverno o il raffrescamento in estate, con effetti diretti sulla qualità della vita.
A incidere sul quadro complessivo sono anche i recenti aumenti dei prezzi dell’energia. Secondo i dati riportati, nel 2025 il costo del gas e dell’energia elettrica è cresciuto rispettivamente del 6,3% e del 6,7%, mentre nei primi mesi del 2026 i prezzi hanno registrato ulteriori rialzi, anche a causa delle tensioni internazionali legate alla crisi in Medio Oriente. A marzo, il prezzo medio del gas ha raggiunto i 53 euro/MWh, mentre quello dell’energia elettrica si è attestato a 143 euro/MWh, livelli in aumento rispetto agli anni precedenti.
A pagare il prezzo più alto di questa situazione sono anche gli artigiani e i piccoli commercianti. In Veneto si tratta di oltre 210mila lavoratori autonomi, molti dei quali operano senza dipendenti. Questa categoria si trova a sostenere un doppio peso: da un lato le bollette domestiche, dall’altro i costi energetici legati all’attività lavorativa.
Tenere accese le luci, alimentare i macchinari, riscaldare laboratori o raffrescare negozi rappresenta una necessità quotidiana che, con l’aumento dei prezzi, incide in modo sempre più pesante sui margini. Una pressione economica crescente che costringe molte microimprese a ridurre i consumi o a rinviare investimenti.
Il fenomeno della povertà energetica è inoltre strettamente legato a diversi fattori, tra cui la qualità degli edifici, spesso poco efficienti dal punto di vista energetico, e la vulnerabilità economica delle famiglie. Tra i soggetti più esposti figurano anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili.
Secondo le stime della CGIA, i rincari previsti per il 2026 comporteranno un aggravio complessivo di 5,4 miliardi di euro sulle famiglie italiane, che salgono a 6,6 miliardi rispetto al 2024. A livello regionale, il Veneto subirà un incremento di spesa pari a 557 milioni di euro, tra i più alti in Italia dopo Lombardia ed Emilia-Romagna.
Un quadro che conferma come il tema dell’energia rappresenti oggi una delle principali sfide economiche e sociali, con ricadute dirette su famiglie e imprese e con il rischio di un ulteriore ampliamento delle situazioni di disagio.



































