ROVIGO – Un Salone d’Onore di Palazzo Casalini gremito, un pubblico attento e partecipe e una presenza particolarmente significativa di giovani hanno segnato, giovedì 29 ottobre, l’inaugurazione della quarta edizione di “Quello che le donne scrivono”, la rassegna letteraria promossa dall’associazione culturale CRAMS APS. Protagonista della serata è stata Giulia Ciarapica, scrittrice, giornalista e critica letteraria, che ha accompagnato il pubblico in un percorso attraverso oltre un secolo di letteratura, offrendo spunti di riflessione sul ruolo delle donne nella scrittura e nella società.
Voce della divulgazione letteraria italiana, Ciarapica collabora con “Il Foglio” e dal 2023 partecipa come critica letteraria al programma di Rai Uno “Mille e un libro”. Fa inoltre parte della giuria del Premio Strega, in qualità di Amica della Domenica, e affianca all’attività giornalistica e alla scrittura un costante impegno nella promozione della lettura.
La sua presenza ha contribuito a rendere particolarmente significativo l’avvio della rassegna, non soltanto per la grande partecipazione registrata, ma soprattutto per l’interesse dimostrato dalle nuove generazioni, protagoniste di una serata che ha saputo coniugare approfondimento culturale e confronto su temi di grande attualità.
La rassegna, organizzata con il sostegno di Bvr Banca Veneto Centrale, gode del patrocinio della Regione del Veneto, della Provincia di Rovigo, del Comune di Rovigo, della Consigliera di Parità della Provincia di Rovigo e della Commissione Pari Opportunità del Comune di Rovigo. Un insieme di collaborazioni istituzionali che accompagna un progetto culturale cresciuto nel corso delle precedenti edizioni, ampliando progressivamente il proprio orizzonte di riflessione sul rapporto tra donne, scrittura e società.

Visibilmente soddisfatta Chiara Paparella, presidente di CRAMS e ideatrice della rassegna, che ha voluto sottolineare il significato di un percorso culturale che continua a crescere e a rinnovarsi. «Dare continuità a un progetto culturale richiede impegno, passione e la capacità di rinnovarsi, senza perdere di vista le ragioni per cui è nato – ha dichiarato Paparella – “Quello che le donne scrivono” è cresciuto anno dopo anno, diventando non soltanto un’occasione per incontrare autrici e conoscere libri, ma anche uno spazio di confronto sulle trasformazioni della società e sul ruolo delle donne nella cultura contemporanea. Vedere questa sera Palazzo Casalini così gremito, soprattutto di giovani, è la soddisfazione più grande e ci conferma che stiamo percorrendo la strada giusta. È un risultato che condividiamo con chi ha creduto nel progetto, a cominciare da Bvr Banca Veneto Centrale, e con tutte le persone che contribuiscono alla sua realizzazione. Il nostro desiderio è continuare a far crescere questa rassegna, mantenendola aperta a voci, esperienze e sensibilità differenti».
La serata si è aperta con i saluti istituzionali di Dominga Milan, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Rovigo, e di Andrea Dissette, responsabile dell’Ufficio Relazioni Istituzionali e Sviluppo di Bvr Banca Veneto Centrale, che hanno richiamato, da prospettive differenti ma complementari, il valore della cultura quale strumento di crescita sociale e di promozione delle pari opportunità.

Nel portare il saluto dell’Amministrazione comunale, Dominga Milan ha espresso apprezzamento per l’impegno dell’associazione CRAMS e di Bvr Banca Veneto Centrale nel dare continuità a una manifestazione capace di coniugare il piacere della lettura e la diffusione della cultura con la promozione della parità di genere. L’assessore ha poi sottolineato il valore di una rassegna che, attraverso la letteratura, contribuisce a dare visibilità alle esperienze, alle idee e al talento delle donne, riservando una significativa attenzione alle autrici del territorio. Un progetto culturale che favorisce la riflessione sul ruolo femminile nella società e contribuisce alla crescita di una comunità più consapevole, aperta e inclusiva.

Sul rapporto tra cultura, indipendenza economica e pari opportunità si è soffermato Andrea Dissette, che ha portato il saluto del Presidente e del Consiglio di amministrazione della Banca. «Le disuguaglianze economiche tra uomini e donne – ha commentato Dissette – rappresentano ancora oggi un ostacolo concreto alla piena emancipazione femminile e, nei casi più gravi, possono tradursi in vere e proprie forme di violenza economica. Come Banca di Credito Cooperativo siamo convinti che l’autonomia finanziaria sia una condizione essenziale della libertà personale. Per questo investiamo nell’educazione finanziaria e sosteniamo iniziative culturali come “Quello che le donne scrivono”, capaci di alimentare consapevolezza e contribuire al superamento degli stereotipi. Perché non può esserci autentica parità economica senza parità di opportunità, così come non può esserci uno sviluppo economico realmente inclusivo senza una corrispondente crescita culturale delle nostre comunità».
“Che cosa significa oggi parlare di scrittura delle donne?” È stata questa la domanda dalla quale Giulia Ciarapica ha preso le mosse, invitando il pubblico a interrogarsi su una definizione tanto diffusa quanto problematica. Esiste davvero una scrittura femminile, riconoscibile attraverso temi, sensibilità e linguaggi comuni? Oppure questa espressione rischia di rinchiudere in una categoria separata autrici profondamente diverse per formazione, esperienze e visione del mondo?
La risposta proposta dalla critica letteraria ha spostato il centro della riflessione: non esiste una letteratura femminile contrapposta a una maschile, ma esiste una storia profondamente diversa dell’accesso delle donne alla parola e alla possibilità di raccontare il mondo. «Preferirei, piuttosto, parlare di scrittura a firma femminile», ha precisato Ciarapica.
Per secoli, infatti, le donne sono state soprattutto personaggi delle storie scritte da altri: madri, mogli, amanti, muse, figure idealizzate o condannate. La conquista più importante è arrivata quando hanno potuto diventare esse stesse autrici, scegliendo liberamente che cosa raccontare e, soprattutto, da quale punto di vista osservare la realtà.

Da questa premessa ha preso forma un percorso letterario ricco di riferimenti, nel quale Ciarapica ha intrecciato biografie, opere e sensibilità differenti, individuando alcuni fili conduttori capaci di attraversare epoche e generazioni.
Ciarapica ha invitato a superare le classificazioni troppo rigide, proponendo una riflessione sulla lunga e complessa conquista del diritto delle donne a scrivere e a raccontare la realtà dal proprio punto di vista. Per secoli protagoniste delle storie immaginate da altri, le donne hanno progressivamente conquistato la possibilità di diventare autrici della propria narrazione, dando voce a esperienze, emozioni e visioni del mondo fino ad allora rimaste ai margini.
Attraverso riferimenti ad alcune grandi protagoniste della letteratura, da Grazia Deledda a Elsa Morante, fino ad arrivare ad autrici contemporanee come Antonella Lattanzi e Donatella Di Pietrantonio, la critica letteraria ha mostrato come la scrittura delle donne non possa essere ricondotta a un unico genere, linguaggio o universo tematico.
Famiglia, maternità, memoria, relazioni e vita domestica possono certamente diventare materia narrativa, ma non costituiscono confini esclusivi della creatività femminile. Sono esperienze attraverso le quali la letteratura può affrontare questioni universali, capaci di parlare a ogni lettore.

Un filo conduttore particolarmente interessante è emerso attorno al significato della casa, luogo che nella narrativa può rappresentare protezione e appartenenza, ma anche controllo, oppressione e perdita della libertà.
Attraverso le opere di Shirley Jackson, maestra della letteratura del perturbante, e della meno conosciuta Nedra Tyre, Ciarapica ha mostrato come proprio gli ambienti più familiari e apparentemente rassicuranti possano diventare teatro di tensioni profonde. Non servono necessariamente mostri o scenari fantastici per raccontare la paura: talvolta è sufficiente osservare ciò che accade dentro una famiglia, una stanza o una convivenza quotidiana.
La casa diventa così anche una metafora dello spazio di autonomia che ciascuna donna rivendica per sé, della possibilità di sottrarsi alle aspettative altrui e di decidere liberamente della propria esistenza.
Uno dei passaggi più stimolanti dell’intervento ha riguardato infine il diritto delle scrittrici di creare personaggi femminili liberi da modelli precostituiti. Donne che non devono necessariamente essere figure positive, madri esemplari, vittime da riscattare o protagoniste nelle quali riconoscersi. La letteratura, ha osservato Ciarapica, deve poter raccontare anche donne contraddittorie, egoiste, scomode, capaci di sbagliare e di compiere scelte difficili da comprendere.
La libertà conquistata dalle donne nella scrittura comprende anche quella di non dover rappresentare un modello di comportamento, ma di poter dare vita a personaggi complessi, autentici e imprevedibili, esattamente come accade nella migliore letteratura.
È proprio in questa pluralità di esperienze, linguaggi e visioni che si è ricomposta la domanda iniziale. Più che cercare caratteristiche comuni a tutte le autrici, occorre riconoscere la ricchezza delle loro differenze. La conquista fondamentale non è stata quella di individuare una voce femminile, ma di affermare il diritto di ogni donna ad avere una voce propria.
Un messaggio che ha dato pieno significato all’apertura della quarta edizione di “Quello che le donne scrivono”, delineando un percorso nel quale la letteratura diventa strumento per interrogare la società, riconoscere le trasformazioni culturali e superare categorie troppo spesso considerate immutabili.

La relazione di Giulia Ciarapica, ricca di riferimenti letterari e spunti di riflessione, ha saputo mantenere viva l’attenzione del pubblico, offrendo una lettura originale e articolata del rapporto tra scrittura e identità femminile. Particolarmente significativa la presenza dei tanti giovani, a testimonianza di quanto questi temi continuino a suscitare interesse e desiderio di confronto anche nelle nuove generazioni. Lunghi e calorosi applausi hanno salutato la conclusione dell’incontro, suggellando una serata che ha saputo coniugare approfondimento culturale e partecipazione, e che rappresenta un avvio particolarmente incoraggiante per il nuovo ciclo di appuntamenti della rassegna.
“Quello che le donne scrivono” proseguirà venerdì 6 novembre, alle ore 18.00, sempre nel Salone d’Onore di Palazzo Casalini, con Laura Cestari, protagonista dell’incontro “Le radici”, dedicato al suo libro “Io come voi”, pubblicato da Apogeo. A moderare la conversazione sarà Flavia Micol Andreasi.
Un nuovo capitolo di un percorso che, dopo l’intensa serata inaugurale, continuerà a esplorare attraverso le parole delle autrici le molteplici forme della memoria, dell’identità e della libertà femminile.




































