“Le Stanze della Danza”, applausi a Rovigo per un festival che invita a sentire prima di capire

Si chiude la terza edizione della rassegna di danza contemporanea. Dalla Gran Guardia al Censer, l’ultima giornata ha portato in scena compagnie italiane e internazionali

ROVIGO – Capire meno, sentire di più. È il messaggio con cui “Le Stanze della Danza” saluta Rovigo al termine della sua terza edizione. Il festival di danza contemporanea si è concluso domenica 27 settembre, dopo due giornate che hanno portato performance e coreografie in diversi spazi cittadini, raccogliendo una significativa partecipazione di pubblico, particolarmente numerosa nella serata di sabato.

Claudio Ronda

«Dovremmo cercare di capire meno e di sentire di più. La danza è forse l’arte più popolare», sintetizza il direttore artistico Claudio Ronda. Una riflessione che racchiude il senso della manifestazione: il movimento come linguaggio capace di raggiungere lo spettatore senza richiedere necessariamente una spiegazione, affidando al corpo il compito di trasmettere emozioni.

La rassegna, organizzata dall’Associazione Balletto “Città di Rovigo” – Compagnia Fabula Saltica, quest’anno è stata dedicata alla memoria del coreografo e performer di origine belga Thierry Parmentier, recentemente scomparso. Stabilitosi a Vicenza negli anni Ottanta, Parmentier aveva sviluppato nel tempo anche significativi rapporti artistici e umani con Fabula Saltica e con diverse realtà teatrali e sociali del Polesine.

Ad aprire la serata è stata la compagnia veneziana Tocnadanza con “La donna aveva della neve sui capelli”, coreografia di Dafne Secco.

Un lavoro intenso nel quale il mutare della femminilità nel tempo e nello spazio viene raccontato anche attraverso la simbologia dei sassi spostati sulla scena. Il corpo diventa così il luogo nel quale osservare trasformazione e invecchiamento, non come perdita, ma come passaggi necessari e consapevoli dell’esistenza.

La compagnia sarda Danza Estemporada ha proposto invece “Nel tempo intessuto di Penelope – il viaggio”, coreografia di Francesco Bax.

Il viaggio di Penelope diventa un percorso interiore fatto di pensieri, incontri e sentimenti ritrovati. Un cammino verso un’altra immagine di sé, raccontato attraverso una coreografia poetica e dinamica nella quale hanno trovato spazio anche intensi passi a due.

Con “Just a solo, solo un assolo di un uomo solo”, Antonio Taurino della Compagnia E-motion ha portato invece al centro della scena la solitudine.

Non una condizione necessariamente triste, ma la possibilità di sottrarsi per un momento alla frenesia quotidiana e creare uno spazio nel quale confrontarsi con se stessi e con le proprie fragilità. Un assolo costruito come viaggio interiore e dialogo con la parte più intima dell’individuo.

A chiudere la serata è stato il ritorno della Compagnie Irene K. con “Niemandsland”, affidato alle danzatrici Corentin Milosevic e Jessica Van Cauteren. Maschere, relazioni e un continuo gioco tra dipendenza e indipendenza hanno accompagnato l’ultimo atto della manifestazione.

Poi gli applausi, a chiudere una terza edizione che ha cercato ancora una volta di portare la danza contemporanea fuori da una dimensione riservata agli specialisti, proponendola come esperienza da vivere e percepire prima ancora che da decifrare.

“Le Stanze della Danza 2026” è un progetto ideato e promosso dall’Associazione Balletto “Città di Rovigo” – Compagnia Fabula Saltica, con la direzione artistica di Claudio Ronda, il contributo di Regione del Veneto e Fondazione Cariparo, il patrocinio del Comune di Rovigo, la collaborazione di Censer Q200 e la sponsorizzazione di IT Solution.