Rovigo applaude il grande jazz: si chiude con successo Jazz Nights at Casalini Garden

Grande partecipazione di pubblico per la dodicesima edizione del festival dedicato a Marco Tamburini. Sul palco artisti di fama internazionale, docenti e giovani talenti del Conservatorio Venezze

Musica Humana Ensemble con Patrizia Conte

ROVIGO – Tre serate di grande musica, centinaia di spettatori e un dialogo continuo tra esperienza e nuove generazioni. Si è conclusa con un bilancio decisamente positivo la dodicesima edizione di Jazz Nights at Casalini Garden, la rassegna organizzata dal Dipartimento Jazz del Conservatorio di Musica “Francesco Venezze” di Rovigo e dedicata alla memoria di Marco Tamburini, trombettista, compositore e docente che ha lasciato un segno profondo nella storia del jazz italiano e nella crescita del Conservatorio rodigino.

Il suggestivo Giardino di Palazzo Casalini si è confermato ancora una volta un elegante salotto musicale a cielo aperto, capace di accogliere appassionati, curiosi e amanti del jazz in un’atmosfera di grande partecipazione e condivisione.

Sotto la direzione artistica del maestro Stefano Onorati e con il coordinamento del professor Claudio Donà, il festival ha ribadito la propria identità: valorizzare i giovani musicisti del Conservatorio, favorire il confronto con grandi protagonisti della scena jazzistica nazionale e internazionale e offrire alla città un programma di elevato profilo artistico.

Vincenzo Di Gioia Quartet

 

Ad aprire la manifestazione è stato il concerto del Franco D’Andrea Trio, autentico punto di riferimento del jazz europeo. Il pianista trentino, accompagnato da Roberto Gatto alla batteria e da Gabriele Evangelista al contrabbasso, docente del Conservatorio Venezze, ha proposto una performance intensa e raffinata, alternando energia creativa e momenti di profonda sensibilità musicale. Ad inaugurare la serata era stato il Vincenzo Di Gioia Quartet, formazione guidata dal vincitore del Premio Tamburini 2025, a conferma della vitalità e della qualità delle nuove generazioni del jazz italiano.

Prima di Bosso Trio

 

Particolarmente apprezzato anche il secondo appuntamento della rassegna, realizzato in collaborazione con il Festival Deltablues. La serata, dedicata al centenario della nascita di Miles Davis, ha visto protagonista il progetto MilesMood, che ha trovato nel trombettista Fabrizio Bosso un interprete d’eccezione. Accompagnato dalla New Project Orchestra, Bosso ha reso omaggio al grande maestro americano con una lettura personale, intensa e coinvolgente, capace di alternare lirismo, energia e libertà improvvisativa, conquistando il pubblico con una prova di altissimo livello.

Raw Quintet

 

La serata conclusiva ha rappresentato il perfetto compimento della filosofia che da sempre anima il festival. Sul palco sono saliti i giovani musicisti del RAW Quintet e gli studenti del Conservatorio coinvolti nel progetto Musica Humana Ensemble, affiancati da una delle voci più autorevoli del jazz italiano, Patrizia Conte. La cantante pugliese, recentemente salita alla ribalta nazionale grazie alla vittoria di The Voice Senior, ha saputo conquistare il pubblico con eleganza, intensità interpretativa e straordinaria capacità comunicativa, regalando alla manifestazione una chiusura carica di emozione.

Stefano Onorati, Stefano Romani, Lorenzo Liviero

 

«La serata conclusiva ha rappresentato il perfetto compimento della filosofia che da sempre anima il festival», ha commentato il vicepresidente di Bvr Banca Veneto Centrale, Lorenzo Liviero, sottolineando il valore di un progetto che continua a mettere al centro i giovani musicisti e la qualità della proposta culturale.

Anche quest’anno Jazz Nights at Casalini Garden ha dimostrato come la musica possa diventare occasione di incontro, crescita e dialogo tra generazioni diverse. Un risultato reso possibile grazie al lavoro del Conservatorio “Francesco Venezze”, al sostegno di Bvr Banca Veneto Centrale e alla capacità del festival di coniugare formazione, produzione artistica e partecipazione del pubblico.

Tre serate differenti per stile e contenuti, ma accomunate da un unico filo conduttore: la convinzione che la musica sia uno straordinario strumento di relazione, condivisione e bellezza. Un’eredità che continua a vivere nel nome e nella visione di Marco Tamburini.