ROVIGO – Una famiglia, una casa, una guerra che incombe sullo sfondo. Bastano pochi elementi a Gianni Clementi per costruire “Il cappello di carta”, la commedia andata in scena martedì 4 agosto nell’incantevole Chiostro del Monastero degli Olivetani, nell’ambito della XXVII edizione del Festival Teatro delle Regioni.
A portarla sul palco è stata la Bottega dei ReBardò APS di Roma, protagonista di una prova intensa e convincente che ha saputo coinvolgere il pubblico dall’inizio alla fine. I lunghi e calorosi applausi riservati alla compagnia al termine della rappresentazione hanno testimoniato il vivo apprezzamento degli spettatori per uno spettacolo capace di alternare con naturalezza momenti di leggerezza e intensa partecipazione emotiva.
La serata, presentata da Bruno Candita, ha proposto al numeroso pubblico presente uno degli spettacoli più significativi dell’edizione 2026 della rassegna, capace di raccontare una delle pagine più difficili della storia italiana senza mai indulgere nel melodramma. Ambientata nella Roma del 1943, durante gli anni più drammatici della Seconda guerra mondiale, la commedia sceglie infatti di osservare il conflitto dalla prospettiva di una famiglia operaia, mostrando come anche tra bombardamenti, privazioni e paura possano continuare a trovare spazio il sorriso, gli affetti e quella straordinaria capacità di guardare avanti che caratterizza la gente comune.

È proprio questa la cifra della scrittura di Gianni Clementi, autore che riesce a fondere con naturalezza ironia e profondità. Il testo alterna situazioni di autentica comicità a momenti di intensa partecipazione emotiva, accompagnando gradualmente lo spettatore verso un finale che lascia spazio alla riflessione senza rinunciare alla speranza. La guerra resta costantemente presente, ma non invade mai la scena: si percepisce attraverso le assenze, le difficoltà quotidiane e le preoccupazioni dei protagonisti, diventando il contesto entro il quale emerge il valore della solidarietà familiare.
La regia di Enzo Ardone valorizza questa impostazione con equilibrio e misura, evitando ogni eccesso e affidandosi soprattutto alla forza del gruppo. È infatti la coralità della rappresentazione a costituire uno degli elementi più riusciti dello spettacolo. Gli interpreti si muovono con naturalezza all’interno della vicenda, costruendo un affiatamento che rende credibili le dinamiche familiari e restituisce al pubblico la sensazione di assistere a uno spaccato autentico di vita quotidiana.
La compagnia dimostra un’intesa scenica solida, nella quale ogni personaggio contribuisce alla costruzione dell’insieme senza mai prevalere sugli altri. Enzo Ardone, Alberto Orsini, Antonella Rebecchi, Andrea Ardone, Stefania Giayvia, Giulia Ardone e Dario Formiconi danno vita a un racconto corale nel quale ciascun interprete trova il proprio spazio all’interno di un equilibrio collettivo che rappresenta il vero punto di forza della messinscena.

Anche il titolo della commedia assume un forte valore simbolico. Quel semplice cappello di carta utilizzato dai muratori per proteggersi dalla polvere diventa l’immagine della dignità del lavoro, della resilienza e della capacità di affrontare le avversità senza perdere la propria umanità. Un simbolo semplice ma efficace, che racchiude il significato più profondo dell’intera opera.
Molto apprezzato anche il tradizionale momento conviviale dell’intervallo, durante il quale la Pro Loco di Canda ha proposto una degustazione di gnocchi di patate dolci con zucchero e cannella, iniziativa che continua a rappresentare uno dei tratti distintivi del Festival, capace di unire la proposta teatrale alla valorizzazione delle eccellenze gastronomiche del territorio.
Con “Il cappello di carta”, La Bottega dei ReBardò APS entra ufficialmente tra le compagnie in concorso per l’assegnazione del Premio “Xanto Avelli” 2026, il riconoscimento che il pubblico del Festival attribuirà allo spettacolo più apprezzato dell’edizione attraverso il proprio voto.

Il Festival Teatro delle Regioni, organizzato dal Gruppo Teatrale Il Mosaico con la direzione artistica di Emilio Zenato, è realizzato grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, della Fondazione Rovigo Cultura e di Bvr Banca Veneto Centrale, con il patrocinio della Regione del Veneto, della Provincia di Rovigo e del Comune di Rovigo.
Anche questa terza serata dedicata alla prosa ha confermato la qualità della rassegna rodigina, capace di proporre spettacoli che sanno divertire, emozionare e offrire spunti di riflessione. Merito di un testo che conserva intatta la propria attualità e di una compagnia che ha saputo interpretarlo con sensibilità, misura e un convincente spirito d’ensemble, ricordando come, anche nei momenti più difficili della storia, siano gli affetti, la solidarietà e la dignità delle persone comuni a rappresentare il più autentico antidoto contro la disperazione.
Il Festival tornerà martedì 11 agosto, alle ore 21, nel Chiostro del Monastero degli Olivetani, con il quarto e ultimo appuntamento dedicato alla prosa. Sul palcoscenico salirà la Compagnia Teatrale Don Bosco di Varazze (Savona) con “Due volte Natale”, brillante commedia scritta e diretta da Marco Falaguasta, capace di intrecciare mistero, comicità e continui colpi di scena in una storia originale e coinvolgente, tutta da scoprire.



































