ROVIGO – Sarà il Teatro Sociale di Rovigo ad ospitare la prima italiana di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, opera lirica in due atti con musiche di Pierangelo Valtinoni e libretto di Paolo Madron (after Lewis Carroll), nell’ambito della Stagione Lirica 2025/26 – “CULT. Dove il cuore rimane giovane”. L’appuntamento è fissato per venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 20.30 (Turno A), con replica domenica 1 marzo alle ore 16.00 (Turno B). Le due recite educational del 25 e 27 febbraio sono già sold out, segno di un titolo capace di parlare anche ai più giovani senza addomesticare il linguaggio dell’opera.
È una scelta precisa di programmazione quella che porta il debutto italiano di questo titolo a Rovigo. Il Teatro Sociale di Rovigo conferma così un indirizzo attento al teatro musicale contemporaneo, capace di dialogare con pubblici diversi e di rafforzare il proprio ruolo non solo come luogo di programmazione, ma anche come struttura produttiva.
Come sottolinea il direttore artistico Edoardo Bottacin, «La prima italiana di Alice nel Paese delle Meraviglie è parte di un progetto preciso: rafforzare il ruolo del Teatro Sociale di Rovigo a livello nazionale, non solo come teatro di programmazione, ma come struttura produttiva capace di generare contenuti e allestimenti di rilievo. Un impegno che passa anche dalla valorizzazione di nuovi linguaggi e dalla cura di proposte originali».
Sulla stessa linea l’assessore alla Cultura Erika De Luca, che evidenzia: «Siamo orgogliosi di proporre la prima italiana di Alice nel Paese delle Meraviglie, un’opera capace di parlare ai giovani con un linguaggio immediato e immaginario, ma allo stesso tempo profondamente contemporanea e trasversale, in grado di coinvolgere pubblici diversi per età e sensibilità. Questo titolo dimostra come i grandi racconti possano essere continuamente riletti e rinnovati, offrendo chiavi di lettura attuali sui temi dell’identità, del cambiamento e dello sguardo sul mondo. Portare a Rovigo una produzione di questo livello significa investire in una cultura viva, inclusiva e dialogante».
La regia di Tommaso Franchin nasce da una domanda attualissima: e se provassimo a guardare il mondo con gli occhi dei bambini? Non per negare la complessità del presente, ma per non esserne schiacciati. In questa lettura Alice non è soltanto la figura iconica con il vestito azzurro, ma diventa uno specchio della nostra epoca incerta.
Il viaggio non comincia in un prato, ma in una stazione ferroviaria, luogo di attese e attraversamenti. È qui che il quotidiano si incrina e si trasforma in meraviglia, mentre i personaggi del Paese delle Meraviglie si rivelano come alter ego delle presenze che popolano le stazioni, soprattutto quelle notturne.
«L’Alice che propongo è uno specchio della nostra epoca incerta. La sua caduta nella tana è una discesa nel disordine del mondo, un universo dove le regole si frantumano. Vorrei che lo spettatore, adulto o bambino, si senta complice di Alice, e imparasse o si ricordasse che si può trovare meraviglia ovunque e, dove non c’è, si può creare, semplicemente cambiando il punto di vista da cui guardare il mondo», dichiara Tommaso Franchin.
Per Pierangelo Valtinoni, “Alice nel Paese delle Meraviglie” è un’opera costruita sull’impianto della tradizione italiana – recitativi, arie, duetti, concertati e pagine strumentali – a cui si affiancano parti recitate e un linguaggio che attraversa il Novecento per arrivare al presente. La sfida è stata dare una logica musicale a un racconto in cui la logica sembra rovesciarsi continuamente.
«In Alice nel Paese delle Meraviglie è Alice stessa a essersi perduta in un mondo rovesciato, dove logica e tempo si capovolgono: un percorso di crescita che la trasforma. La difficoltà maggiore, per me, è stata dare una logica musicale a un racconto che sembra non seguire alcun ordine. L’opera mantiene l’impianto della tradizione italiana – recitativi, arie, duetti, concertati – ma con un linguaggio che parte dal sistema tonale e lo utilizza in modo diverso da quello tradizionale, dialogando con alcune esperienze musicali colte e popolari del Novecento», spiega il compositore.
Un titolo che unisce la familiarità di un immaginario universale alla forza del teatro musicale dal vivo, ideale per famiglie, giovani e per chi desidera confrontarsi con un’opera contemporanea capace di rileggere un grande classico con occhi nuovi.
- Cast e Team creativo
Alice: Claudia Ceraulo
Regina di Cuori: Caterina Dellaere
Cappellaio Matto: Filippo Scanferlato
Tuidelì / Lepre marzolina: Davide Zaccherini
Tuideldùm / Ghiro: Lorenzo Liberali
Duchessa / Bruco: Matteo Mollica
Bianconiglio: Martina Camoriano
Cuoca: Giovanni Fregonese
Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Eddi De Nadai / Jacopo Cacco (27/2 ore 11.00 e 1/3)
Regia: Tommaso Franchin
Scene: Fabio Carpene
Costumi: Giada Masi
Orchestra: Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
A.LI.VE. coro voci bianche e coro lirico giovanile (sez. femminili)
Maestro del coro: Paolo Facincani
Produzione
Nuovo allestimento e nuova produzione del Teatro Sociale di Rovigo
in coproduzione con Storica Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione Pordenone
e in collaborazione con Orchestra Giovanile Filarmonici Friulani e CSS Udine e con il sostegno di IRSAP


































